martedì 4 giugno 2019
QUANDO IL GATTO E’ UN CLANDESTINO
martedì 16 aprile 2019
Divertirsi sul dolore degli altri animali
La legge di riferimento contro i
maltrattamenti animali (la 189 del 2004),
che non si schiera a favore
degli Animali, ma (Titolo IX-BIS) del
sentimento degli uomini nei loro confronti, specifica che tale eventuale
sentimento non viene tutelato se viene smosso da eventi correlati a situazioni legalizzate, tra le quali vengono citate le manifestazioni
storiche e culturali. Implicitamente, quindi, la legge prende atto della
crudeltà insita in tali manifestazioni, delle possibili reazioni da parte delle
persone, ma decide di lasciarle fuori dal proprio ambito di intervento,
stabilendo così un abisso giuridico tra comportamenti simili in situazioni
diverse.
Sulla scorta di questo stato di cose,
ancora oggi è necessario ribadire un principio che dovrebbe invece essere scontato,
vale a dire che i maltrattamenti degli
Animali non dovrebbero essere considerati in alcun modo leciti, nemmeno se
connotati come espressione di manifestazioni
storiche e culturali e di tradizioni, che di fatto sono una copertura , come vedremo,
assolutamente contestabile.
giovedì 14 marzo 2019
NON è UN PIANETA PER SCIMMIE : SPERIMENTAZIONE UNLIMITED
inflitti agli animali
appartengono
legittimamente al dolore infinito della
storia
e ne modificano il senso, se ne abbia uno” Guido Ceronetti
martedì 5 febbraio 2019
MIGRANTI E MACELLAI: salvati dalla Sea Watch, assunti in macelleria
Foto Jo-Anne McArthur
La notizia, così come è data, è
una di quelle che allargano il cuore, almeno di coloro che negli immigrati non
vedono nemici da cui difendersi, ma
umani in difficoltà meritevoli di solidarietà : tre di loro hanno iniziato una
nuova vita, assunti da un imprenditore in un paesino della Calabria,
all’interno della Sila: fanno i macellai.
Si tratta di tre giovani
africani, arrivati da paesi dannati per violenza e povertà (Nigeria, Sierra
Leone, Guinea Bissau) con viaggi divenuti drammaticamente usuali, segnati dal
deserto e poi da anni di una prigionia fatta da torture irriferibili quale
unica cifra della relazione con i potenti e i prepotenti del luogo, e infine un
tutt’altro che scontato salvataggio in mare. L’assunzione ( a tempo
indeterminato !!!) è un epilogo insperato, del quale il datore di lavoro e i
suoi concittadini rivendicano orgogliosi
l’iniziativa generosa e i tre immigrati considerano una opportunità, che
riverbera sull’Italia e gli italiani sentimenti di apprezzamento e gratitudine.
Lieto fine quindi? Forse, ma
anche qualche riflessione un po’ più molesta, stimolata dall’associazione con realtà analoghe, più in grande stile, ma di
segno davvero simile, considerato che il lavoro di cui si parla contempla il
portare a termine “quasi tutto il ciclo
della produzione”: in altri termini, la macellazione degli animali. L’associazione
è con la notizia di un paio di anni fa, proveniente dal Canada, dove il ministro
federale dell’occupazione pensò di
assumere rifugiati siriani nei macelli della federazione, in risposta
alla non disponibilità dei cittadini
canadesi, pur afflitti da una crescente disoccupazione, ad accettare un lavoro basato
sull’uccidere animali e lavorare le loro carni. Per quanto riguarda l’assunzione
dei tre ragazzi, ci si chiede come mai, in una terra come la Calabria, gravata
da indici di disoccupazione alle
stelle, quei posti non risultassero già
occupati da cittadini italiani.
giovedì 29 novembre 2018
UCCIDERE PER SPORT
venerdì 12 ottobre 2018
#MeToo E LA DIFFAMAZIONE DEL MAIALE
Di certo, a trattamenti non di favore
ci è più che abituato: tra gli animali peggio citati, insultati, diffamati, il
posto d’onore va senza ombra di dubbio alla sua specie, a quei maiali, che continuiamo
a non conoscere nonostante li abbiamo
addomesticati , alias schiavizzati nel peggiore dei modi, da un bel po’ di
millenni, dal 6000 A.C. dicono gli studiosi; abbiamo da allora lasciato alla
loro “controfigura”, quella dei cinghiali, un destino di libertà che resta però
vigilata e controllata, soggetta al piacere dei cacciatori, che così, pur
lontano dalle lusinghe dell’Africa nera, possono fingere il brivido della
caccia grossa, da alternare a quella a minuscoli volatili, che, per eccitante
che sia, dopo milioni di individui impallinati e disintegrati, magari finisce
per annoiare un po’.
martedì 19 giugno 2018
MONDIALI 2018: CALCI AI PALLONI E PALLOTTOLE AI CANI
L’attuale massacro russo è la riproposizione di un
copione più volte visto anche in anni recentissimi: a Kiev, Ukraina, nel 2012,
in occasione degli europei di calcio; a Sochi, Russia, nel 2014 dove si
svolgevano le Olimpiadi invernali; in
Marocco, pochi mesi fa, in attesa dell’arrivo di una delegazione FIFA che valutasse la candidatura
del paese ad ospitare i Mondiali 2026.
Quello che si ripete con regolare precisione è che, in occasione di eventi calcistici di
particolare risonanza, in alcuni paesi migliaia di cani, che normalmente vivono
nelle strade in vario modo integrati nel tessuto urbano, o in alcuni casi senza
che nessuno si preoccupi di idonei
interventi di sterilizzazione, divengono improvvisamente elementi di disturbo, dissonanti
rispetto ad una presunta immagine di civiltà, presenze moleste e sgradevoli da eliminare. Sui modi per farlo c’è
grande tolleranza e scarsa pubblicità:
ci sono i bocconi avvelenati e le armi da fuoco, ma nel passato è giunta
notizia persino di cerbottane e picconate, inferte con perizia da squadroni
della morte, composti da volenterosi esecutori di ordini evidentemente non così
sgraditi, resi per altro più appetibili da un riconoscimento in denaro per ogni
“carcassa” presentata. Le autorità sembrano poco preoccupate da una possibile
propaganda negativa, forti del fatto che ogni volta anche la peggior grana è
sfumata in denunce via via sempre più
flebili delle organizzazioni animaliste internazionali, in questa ultima
occasione poco più che silenti, e in rimozione totale della carneficina al primo
fischio di inizio che fa della vasca dello stadio fonte di obnubilamento di
ogni malessere dell’animo, tanto efficace e popolare da fare impallidire al confronto una fumeria
dell’oppio della Cina ottocentesca.
lunedì 7 maggio 2018
SAGRE CON ANIMALI IN NOME DELLA TRADIZIONE E DELLA CULTURA CHE NON C’è
Il doveroso cordoglio per la vittima pare avere
esaurito l’interesse per l’accaduto, sulla cui dinamica, come da trito copione,
“indagherà la procura”: che cercherà di risalire alle eventuali responsabilità
relative alle misure di sicurezza, a quanto sembra non rispettate, visto che lo
spazio per il pubblico non era adeguatamente transennato.
venerdì 6 aprile 2018
SCIMMIETTE E SCIENZIATI: DALLA CINA SENZA AMORE
Tappa
importante di un percorso avviato da molti anni: era il 1999 quando ebbe luogo la
prima clonazione, in Oregon, di Tetra,
un’altra femmina di macaco, ottenuta però con una metodica diversa, vale a dire
con la scissione dell’embrione che imita l’origine naturale dei gemelli omozigoti.
La nuova tecnica, che gli scienziati indicano con la sigla SNCT (trasferimento
nucleare da cellule somatiche), è invece quella che aveva dato vita nel 1996
alla famosa pecora Dolly (per la cronaca, “abbattuta” a circa 7 anni di età a
causa di complicazioni di un’infezione e finita imbalsamata al National Museum
of Scotland) a cui ha fatto seguito la clonazione di altre 23 specie di
mammiferi: maiali, gatti, cani, ratti….; con l’Italia all’avanguardia grazie al toro Galileo, alla cavalla Prometea
e a un rinoceronte bianco.
Perché
tanto clamore allora? Perché oggi si è ottenuto quello che con i primati era
sempre fallito, e che permetterà, a detta degli scienziati, la creazione di un
“esercito di scimmie” a fronte dei
solo 4 cloni permessi dalle metodiche precedenti; ma soprattutto perché le
scimmie sono “così vicine all’uomo”,
come ha esclamato il cardinale Elio Sgreccia, paventando il possibile, diciamo
pure probabile, passaggio alla clonazione umana, sulla scorta di quello che un
altro cardinale, Angelo Bagnasco definisce “delirio
di onnipotenza” . Tra gli scienziati sono quelli di area cattolica ad
esprimere critiche, intravedendo ambizioni faustiane dietro gli scopi filantropici, mentre gli altri
esultano in nome della scienza o, se mai, come fa il ricercatore Cesare Galli,
lamentano polemicamente quelle che ritengono restrizioni (sic!) ingiustamente imposte
alla ricerca italiana. Grandi assenti
nel dibattito, che si snoda tra timori etici totalmente antropocentrati ed entusiasmi scientifici, sono loro, le
protagoniste perplesse e inconsapevoli su cui tutta la partita si gioca: una
partita tutt’altro che piacevole dal momento che sono destinate a fungere da
“modelli” per lo studio di malattie (Parkinson, Alzheimer, tumori, malattie del
sistema immunitario e metabolico…) che quindi dovranno essere fatte insorgere
sui loro corpicini. Insomma: animali da laboratorio da far crescere per un po’
in ambienti totalmente protetti, quanto più possibile sterilizzati affinchè,
non sia mai, non si ammalino di alcunchè, per poi procedere scientemente a
farle ammalare di patologie che presumibilmente in natura non potrebbero mai sviluppare.
L’auspicato esercito di loro omologhe permetterà magari anche un po’ di tranquillità
nell’uso, qualche spreco, qualche generosità nell’impiego del “materiale”, che ci si va assicurando
abbondante.
venerdì 23 marzo 2018
GLI AGNELLI NON RISORGONO A PASQUA
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