martedì 6 ottobre 2020

Lettera alla Ministra dell'Istruzione Azzolina: cacciatori a scuola? No grazie


Gent.le  Ministra della Pubblica istruzione dr. Lucia Azzolina

e p.c. Gent.le  Ministro dell'Ambiente dr. Sergio Costa


con la riapertura dell’A.S., si è avuta notizia della richiesta di associazioni di cacciatori (e cacciatrici) di accedere nelle scuole con proposte formative riferite al rispetto per l’ambiente, cosa non nuova dal momento che analoghe iniziative sono state portate avanti anche negli anni scorsi.

Non si può che rimanere sconcertati che la difesa dell’ambiente, argomento di estrema attualità e pregnanza, entrato finalmente a pieno titolo anche nell’agenda dei lavori dell’Unione Europea, possa essere trattato da chi vede gli abitanti di quello stesso ambiente come vittime da uccidere per pura passione, come gli stessi cacciatori dichiarano nei loro siti: siti in cui vengono descritti l’eccitazione e l’entusiasmo che li accompagna nell’inseguire, ferire, uccidere animali terrorizzati, in cerca di fuga: “palpitante avventura, magia, ardore, ebbrezza, euforia” sono i loro termini ricorrenti.

Tutto a norma di legge, ovviamente, ma non per questo meno inquietante: implicitamente si sostiene una visione del mondo, in cui la violenza a danno dei più deboli è normalizzata, sdoganata e rinforzata dal contesto, quello scolastico, dove i messaggi acquistano autorevolezza in quanto emanazione delle figure investite di un ruolo educativo.

Autorizzare i cacciatori in quanto tali ad interventi pedagogici e formativi equivale a richiedere ai  ragazzi  di accettare l’idea che l’amore si estrinsechi nell’uccisione, che il rispetto sia compatibile con la sopraffazione di chi è indifeso: i cacciatori sostengono, infatti, che proprio amore e rispetto per la natura siano i sentimenti che li inducono a  violentarla e ad ucciderne gli abitanti. Per meglio intenderci: se a parlare di pacifismo fossero designati soldati per vocazione, se ad argomentare  di rispetto per le donne fossero invitati autori di femminicidi, a tutti sarebbe evidente il collasso della logica e del buon senso, che sarebbero definitivamente oscurati dal sonno della ragione. Quello, vale la pena ricordare, che genera mostri.

 

Davanti a tutto questo, urge richiamare il senso e il significato dell’educazione: che dovrebbe essere prima di tutto educazione al rispetto dell’altro, a cominciare  da chi è più debole, dovrebbe essere proposta di modelli empatici in cui l’identificazione con l’altro sia la strada maestra per contrastare violenza e crudeltà, nel riconoscimento fondamentale del  diritto altrui alla vita, vissuta nei luoghi che sono propri: nulla di più lontano dall’atteggiamento predatorio e violento di chi alla natura e agli altri animali si avvicina con il fucile imbracciato, per esercitare sugli altri, per puro divertimento, un autoattribuitosi diritto di vita e di morte.  

La caccia, incredibilmente equiparata ad uno sport, è vietata ai minori: a quegli stessi minori non può essere imposto a scuola, che è casa loro, lo sguardo sulla vita, l’ambiente, gli altri animali, che ne è alla base. Per questo  chiediamo che sia il Ministero della Pubblica Istruzione ad emanare linee guida che impongano per legge ciò che a volte non  è imposto da un’etica personale, dimentica di valori basici, quali rispetto, pace, nonviolenza.  

Certi di un positivo riscontro, cordialmente salutiamo.

 

Annamaria Manzoni,  Psicologa e Psicoterapeuta,  Scrittrice

Dacia Maraini, Scrittrice

Margherita d’Amico, Scrittrice, Giornalista per Repubblica

Susanna Tamaro, Scrittrice

Amodio Silvia, Giornalista

Bruno Bozzetto, Animatore, Disegnatore, Regista

Silvia Buzzelli, Professore Associato Diritto Penale, Università Mib

Lorenzo Guadagnucci, Giornalista per Quotidiano Nazionale: Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno

Valeria La Via, Psicologa, Specialista in Criminologia Clinica, Milano

Roberta Luberti,  Medico psicoterapeuta, già Presidente Cismai, Firenze

Raffaele Mantegazza,  Docente di Scienze Umane e Pedagogiche, Università Mib

Cristina Marchetti, Medico Veterinario, Phd Patologia Forense

Antonio Monaco,  Editore. Edizioni Sonda. Milano

Carla Sale Musio, Psicologa e Psicoterapeuta, Scrittrice, Cagliari

Michele Pezone, Avvocato dell’anno per il Diritto Ambientale 2019

Chiara Ripamonti, Docente di Psicologia Clinica, Università Mib

Christiana Ruggeri, Giornalista Rai

Roberto Russo, Editore. Graphe Edition. Perugia

Vaglio Stefano, Associate Professor in Animal Behaviour, University of Wolverhampton, UK

Marina Valcarenghi, già Docente di Psicologia Clinica, Esperta di psicoterapia della violenza, Mi

Marco Verdone, Medico Veterinario, Referente Progetto Gorgona, Pisa

 

 

Animal Law Italia,Leggi Eque per gli Animali

Anonymous for the Voiceless Italia

A.P.I.D.A. Associazione per i Diritti Animali Rozzano

Artists United for Animals

Associazione Gabbie Vuote ODV Firenze

Associazione Progetto Vivere Vegan ODV

AVC Associazione Vittime della Caccia

AVI Associazione Vegani Italiana

CAA Confederazione Animaliste Sicilia[1]

Cattoxvalle, Cattolici per la Valle

EssereAnimali Organizzazione per i Diritti Animali

EticoEtica

Futuro Vegan ODV Arezzo

Gaia Animali Ambiente ONLUS

IAPL Italia International Animal Protection League ODV

L'Aquilone Legambiente Torino

LAC Lega per l’Abolizione della Caccia

La collina dei Conigli ODV, Centri Recupero Animali da Laboratori e Abbandoni

LAV LegaAntiVivisezione ONLUS

LEAL Lega Antivivisezionista ONLUS

LIDA Lega Italiana dei Diritti dell’Animale, Firenze ODV

LIMAV Italia ODV Lega Internazionale per l'Abolizione della Vivisezione

LIPU-BirdLife Italia, Lega Italiana per la Protezione degli Uccelli

LNDC Lega Nazionale per la Difesa del Cane APS

META, Movimento Etico Tutela Animali e Ambiente Italia

Movimento Antispecista

Parteincausa, Associazione Radicale Antispecista

Radio.Veg.it, per gli Animali, per l’Ambiente, per Te

Randagi Per Caso ONLUS

Restiamo Animali, Redazione Trasmissione Radiofonica

Rifugio Miletta.org 

SOS Anfibi ONLUS

SOS Gaia

Vitadacani, Associazione a Tutela dei Diritti degli Animali, ODV Arese



[1]  CAA aderisce per: Lida Palermo e Gela, Qua la zampa Catania, Io mi fido Pozzallo, Balzoo Sciacca, Le   Aristogatte Catania, U.P.A. Paternò, Animalisti Italiani Siracusa, M.E.T.A., Felici nella Coda Palermo

 

 

sabato 16 maggio 2020

IL CANE E L’AGUZZINO



 
Priolo Gargallo, provincia di Siracusa, è la località dove si è consumato l’ennesimo episodio di ordinaria ferocia: un sessantenne ha legato con una catena al parafango posteriore della sua autovettura un cane e  lo ha trascinato per kilometri, per poi fermarsi  e gettare quel che restava di lui in un campo, a mo’ di spazzatura, mentre era ancora in vita: Matteo (questo il nome con cui ci si riferisce alla povera bestia) è morto poco dopo, ridotto a carne smembrata, sul tavolo del veterinario da cui era stato portato dai soccorritori.
La reazione di rabbia impotente davanti a tale scempio è acuita dalla certezza che, se due coraggiosi ragazzi non fossero stati testimoni della scena  e non avessero avuto la prontezza di  scattare foto che riprendevano anche il numero di targa dell’auto, il ritrovamento dei resti sarebbe stato giudicato immeritevole di  ulteriore indagine, perché fatto di consueta malvagità, come dimostrano i resti di tanti animali ritrovati in discariche con segni di torture, ai quali solo nel migliore dei casi fa seguito un trafiletto su qualche notiziario locale.

giovedì 16 aprile 2020

Vita e morte negli zoo: “solo quando muore, per un animale si apre la gabbia”[1]


   
 


La notizia arriva dalla Germania ed è Verena Kaspari, direttrice dello zoo di Neumunster, a darla: dati i mancati introiti causati dalla chiusura degli zoo per la pandemia in corso, dal momento che gli animali, coronavirus o no,  devono pur mangiare, si prospetta come soluzione che un certo numero di essi vengano dati in pasto ad altri, prescelti per la salvezza, che così  non moriranno di fame. La direttrice non manca di definire spiacevole la soluzione, ma, al di là dell’esternazione  di sofferti stati d’animo,  né da lei né da nessun altra autorità proviene riflessione alcuna sullo stato delle cose e la sua origine.  
Poco da stupirsi: i disastri che accompagnano il  Covid-19, per quanta apprensione suscitino per le  vittime umane (di quelle nonumane in genere si parla poco, ma per lo più niente),  non suggeriscono domande necessarie:  nello specifico  quel “Che ci faccio qui?” che ogni singolo animale dello zoo avrebbe il diritto di porre, dal luogo dove di certo non dovrebbe essere.

mercoledì 19 febbraio 2020

CACCIATORI IN CLASSE: IL SONNO DELLA RAGIONE







Che Elena Donazzan (chi era costei?) passi ore a Hit Show, fiera della caccia di Vicenza, è  notizia di scarso interesse, significativa dei suoi legittimi e ingiudicabili  gusti personali; come del resto lo è la sua partecipazione al Convegno dell’Associazione Nazionale Libera Caccia: de gustibus. Che lo faccia nella sua veste di assessore veneto all’istruzione (in quota Fratelli d’Italia) è invece informazione molto meno privata, che esce dal recinto delle sue libere frequentazioni per entrare a pieno diritto nella materia politica in senso lato. Tanto più e soprattutto se a tutto questo si affiancano dichiarazioni sulla necessità di difendere l’arte (?) venatoria dai pregiudizi da cui sarebbe a suo dire assillata e di trasformarla in momento di formazione per i più giovani.  L’eco delle sue parole raggiunge in men che non si dica la sua compagna di partito Barbara Mazzali, consigliere della Regione Lombardia per volontà popolare e cacciatrice per passione, che rincara la dose e sposta il livello delle esternazioni niente meno che su un piano di progresso morale ed etico, dove  a suo dire la caccia andrebbe situata.

domenica 19 gennaio 2020

Lavorare nei macelli: : intervista a Radio.veg.it



A proposito di chi lavora nei macelli: intervista a Radio.veg.it



https://podcastgen.radioveg.it/media/2019-11-12_chiaro_e_scuro_01_save_movement_integrale.mp3

mercoledì 30 ottobre 2019

TRUMP, CANON E GLI ALTRI


     
 

   L’orrida cronaca che il presidente Trump ha fornito dell’uccisione di Al Baghdadi, infarcita di un linguaggio adatto tutt’al più ad un machismo da film western anni ‘60, per molti ma non per lui spazzato via dalla diversa narrazione che dell’epopea western offrirono film cult quali “Il piccolo grande uomo” e “Soldato blu”,  ha cercato consensi anche in  un ostentato fiero omaggio al cane soldato, autore del  “great job”, anzi autrice, dal momento che hanno svelato trattarsi di una femmina. E così Conan, soldatessa sotto copertura della Delta Force, lingua penzoloni e orecchie tese, viene caricata di responsabilità non sue in imprese umane comunque la si veda ben poco onorevoli. Il presidente deve avere avuto notizia  dell’amplificazione emotiva che sempre accompagna la vista di un cane, stranamente non scalfitta nonostante la sua presenza nelle nostre case sia estremamente comune. Nella eccitata impazienza comunicativa, il presidente americano neppure si è accorto della propria schizofrenia, denunciata  dall’uso dell’espressione “ucciso come un cane”: da una parte orgogliosa ammirazione, dall’altra disprezzo cronicizzato per i  nostri amici, che contestualmente amici non appaiono più.

La relazione con i cani, anche nel mondo occidentale, è tutt’altro che univoca: siamo in tanti a considerarli nostri compagni di vita, ma anche di lavoro, di impegno sociale e civile, come ci ricordano i luoghi che sono teatro di terremoti o altri disastri, dove la loro presenza è fondamentale, dal momento che, pur in un mondo tecnologicamente tanto avanzato, risultano insostituibili grazie al loro olfatto  e alla capacità ostinata di tollerare  addestramenti ed esercitazioni estenuanti. Non si tirano mai indietro, tanto che non sono rare le cronache che parlano di alcuni di loro  morti per stanchezza: sfiancati, pur di non disattendere gli ordini dei loro referenti, a cui riservano obbedienza totale, abnegazione assoluta.

martedì 4 giugno 2019

QUANDO IL GATTO E’ UN CLANDESTINO


       

In breve: a Gioia Tauro giorni fa un gattino viene avvistato dove non era previsto che fosse, vale a dire all'interno di una scuola, quella intitolata ad Eugenio Montale: il gattino è il primo che non vorrebbe essere lì, perché lo sente che non è il suo posto; forse è affamato, o spaventato, o disorientato; e proprio per questo salta e corre, sembra impazzito nella ricerca di una via di uscita, di una via di scampo. Niente da fare: al nemico, nemico che lui è senza sapere di esserlo,  non viene concessa l’opportunità di cedere le armi, bisogna annientarlo e, allo scopo, viene chiamato  un bidello perché, si sa,  il lavoro sporco fa comodo affidarlo alla bassa manovalanza, che’  chi è impegnato con parole, scritte e parlate,  la disdegna sempre: un po’ come succede nei mattatoi, per capirci. L’incaricato risolve la spinosa questione prendendo a bastonate il gattino fino a farlo morire, però non subito, perchè i colpi sono tanti, ma non così bene assestati da risultare risolutivi. Ed è così che l’agonia dura un bel po’, un’ora a quanto pare o giù di lì: un tempo infinito per la bestiola che si sarà sentita la vita strappata con violenza senza nemmeno riuscire a capirne la ragione, visto che, così piccolo, della crudeltà del mondo non sapeva ancora nulla né certo poteva immaginare.

martedì 16 aprile 2019

Divertirsi sul dolore degli altri animali


La legge di riferimento contro i maltrattamenti animali (la 189 del 2004), che non si schiera a favore degli Animali, ma (Titolo IX-BIS) del sentimento degli uomini nei loro confronti, specifica che tale eventuale sentimento non viene tutelato se viene smosso da eventi correlati a situazioni  legalizzate, tra le quali vengono citate le  manifestazioni storiche e culturali. Implicitamente, quindi, la legge prende atto della crudeltà insita in tali manifestazioni, delle possibili reazioni da parte delle persone, ma decide di lasciarle fuori dal proprio ambito di intervento, stabilendo così un abisso giuridico tra comportamenti simili in situazioni diverse.
Sulla scorta di questo stato di cose, ancora oggi è necessario ribadire un principio che dovrebbe invece essere scontato, vale a dire che i   maltrattamenti degli Animali non dovrebbero essere considerati in alcun modo leciti, nemmeno se connotati come espressione di  manifestazioni storiche e culturali e di tradizioni, che di fatto sono una copertura , come vedremo, assolutamente contestabile.