INTERVISTE

EDUCARE ALL'AMORE VERSO GLI ANIMALI: UNA PRIORITA' IRRINUNCIABILE. Intervista alla dottoressa Annamaria Manzoni

Pubblicato il da ilbattitoanimale

IL blog ilbattitoanimale, impegnato a contribuire per la divulgazione di una cultura della vita al di la delle specie, è onorato di ospitare su queste pagine le preziose dichiarazioni della dottoressa Annamaria Manzoni.

Psicologa e psicoterapeuta, saggista, impegnata nell’ambito degli studi e delle ricerche che mettono in relazione la violenza sugli animali in tutte le sue forme con quella praticata dagli umani sui propri simili.

Autrice di libri che oltre a trattare il tema suindicato, affrontano anche l’esperienza del legame affettivo che lega gli umani agli animali, e di come questo sia anche alla base dello sviluppo di sentimenti di cura e di empatia verso il prossimo.

 

 

D: Dottoressa Manzoni, intanto grazie per aver accettato di dedicarci parte del suo tempo per mettere a disposizione di chi ci legge la sua professionalità e la sua umanità.

Dunque, esiste una relazione fra violenza praticata sugli animali e quella esperita fra umani, e quindi all’interno della nostra specie?

 

A.M. "E’ una relazione di cui finalmente si torna a parlare: non è certo una scoperta, ma se mai una riscoperta, visto che a trattare di questo argomento sono stati poeti, scrittori, filosofi a partire almeno da 2000 anni fa quando Ovidio nel primo secolo a.C. affermava che “la crudeltà verso gli animali è tirocinio della crudeltà contro gli uomini”. Nel corso dei secoli lo hanno ribadito intellettuali che rappresentavano non il pensiero dominante, ma un pensiero minoritario, non per questo meno valido. Molti ignorano che anche politici italiani, quali Giuseppe Zanardelli e Filippo Torriggiani, tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, hanno fatto affermazioni avanzatissime dal punto di vista della consapevolezza del link che unisce violenza inter e intraspecifica, mettendo in guardia dal pericolo di una atrofizzazione della sensibilità insito nel maltrattamento dei nonumani.

 

La consapevolezza di cui si mostrano portatori è tale da fare impallidire i nostri attuali legislatori, nella grande maggioranza dei casi indifferenti ad un problema di cui dovrebbero invece farsi carico con adeguato senso di responsabilità. Un giornalista e scrittore ambientalista, Kieran Mulvaney, afferma che “se fossimo governati da persone di buon senso, la protezione degli animali rientrerebbe tra le priorità di ciascuno”.

 

Gli psicologi, poi, essenzialmente negli ultimi trenta anni, hanno preso atto di questo legame, parlandone in modo inequivocabile anche in uno dei testi fondamentali di riferimento quale è il Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali: tra i criteri per diagnosticare il Disturbo della Condotta e il Disturbo Antisociale di Personalità, la crudeltà contro gli animali è equiparata a quella sugli umani"

 

 

D: Caccia, pesca, circhi, vivisezione, macelli, allevamenti, gabbie, pellicce, sagre, combattimenti; se, come sosteneva Gandhi, il valore di una civiltà si misura da come tratta gli animali, viste le sevizie atroci che infliggiamo ad altre specie viventi (associate sempre ad una giustificazione ideologica, scientifica, alimentare), la nostra società dovrebbe dunque possedere un livello evolutivo estremamente basso.

Lei che ne pensa?

 

A.M. "Di sicuro lo stato delle cose è terribile e i nonumani sono, tra tutti gli esseri senzienti, quelli che portano il peso delle maggiori sofferenze, inflitte per sadismo, per indifferenza, per abitudine, ma soprattutto all’interno di uno stato delle cose in cui il loro sfruttamento e la loro uccisione sono sviliti a non-problema. Se le leggi pongono o cercano di porre argini all’esondare di comportamenti crudeli agiti da singoli individui, il problema vero è quello delle tante forme in cui la violenza, lungi dall’essere stigmatizzata, è legale, costituisce il nerbo stesso della nostra convivenza dove il nutrirsi di animali è considerato, per usare le definizioni usate dalla psicologa Melanie Joy, normale, naturale, necessario.

 

Da una parte vanno realizzandosi progressi se pure lentissimi: il progredire della civiltà induce ad interiorizzare la convinzione che gli esseri senzienti sono depositari di diritti, lo sono gli uomini, e poi sono stati prese in considerazione le donne, in seguito i bambini, gli omosessuali, i portatori di handicap (tutte “categorie a parte” rispetto agli uomini!!!!)

 

Non è certo un caso che i diritti degli animali non abbiano possibilità di affermazione dove non sono rispettati quelli umani: si dà per scontato che in paesi di dittature totalitarie, di regimi sanguinari siano riservati agli animali trattamenti che ci fanno inorridire. Specularmente, lo sviluppo di un pensiero “civilizzato” può aprire strade prima impercorribili. Non è certo una strana coincidenza che negli Stati Uniti d’America il 1865 abbia visto l’abolizione della schiavitù, con la ratifica del Tredicesimo Emendamento, e nel 1866 abbiano preso vita le prime associazioni per la protezione degli animali.

 

L’ombra lunga si sta allungando coinvolgendo anche i diritti dei non umani. Ma è contestualmente vero che , dall’altra parte, le forme di violenza istituzionalizzate, prima fra tutte quella agita nei macelli, stiano raggiungendo numeri stratosferici in virtù della industrializzazione, delle macellazioni a catena di montaggio ; senza che grande parte della popolazione arrivi a prendere atto che non basta che un’azione sia legalizzata perché smetta di essere violenta, crudele, inaccettabile"

 

 

D: Osservando l’innato interesse che i bambini molto piccoli dedicano agli animali, i quali non vedono di certo “cibo”, in un agnellino, in un maialino o in un cavallo, quali strategie educative si possono adottare affinché fin da bambini si continui a sviluppare e sostenere un sano legame affettivo fra cuccioli umani e cuccioli animali?

 

A.M. "Qualunque tipo di educazione passa non tanto dalle teorie, quanto piuttosto dalla proposta di modelli: la naturale attrazione nei confronti dei nonumani da parte dei bambini è una risorsa enorme, una ricchezza da coltivare, prova provata che gli animali sono cablati nelle profondità stesse della nostra coscienza, da cui esercitano un richiamo, un incanto, una lusinga che i bambini sono pronti a recepire. I bambini non vivono però sotto vuoto, ma all’interno di contesti sociali, e prima ancora familiari, in cui respirano l’aria che è data loro da respirare. Gli adulti trasmettono ciò che sanno e ciò che sono: tante volte propongano comportamenti abitudinari, ritenendoli unica opzione possibile, anzi: senza neppure interrogarsi al proposito. Vi sono famiglie in cui i pet siano oggetto di violenze ed è facile capire come stiano insegnando ai propri figli che è così che ci si comporta con chi dipende da noi, perché è più debole, perché ci è affidato. Ma vi sono casi che veicolano messaggi più striscianti; pensiamo banalmente a case in cui siano tenuti degli uccellini in gabbia, oppure cani alla catena, o pesci nelle bocce. Animali che desiderano e meritano una vita di libertà sono costretti a spazi angusti, sono immobilizzati, negati nelle loro propensioni e nei loro desideri. Il tutto nell’indifferenza generale e nell’abitudine a misconoscere ogni segnale di sofferenza, di cui viene data una lettura di comodo, divergente da quella corretta. Vengono così inoltrati e sostenuti principi di prepotenza, di insensibilità, di non rispetto che finiscono per incistarsi nei pensieri dei bambini, i quali nella grande maggioranza dei casi non coglieranno la violenza implicita in quelle situazioni e saranno indotti ad interpretare la prepotenza in atto quale normale norma di comportamento. Grande insegnamento di insensibilità, che va plasmando le coscienze.

 

Pensiamo poi, ancora per esemplificare, come la pesca, cosiddetta sportiva, sia ancora oggi considerata attività pacifica, bucolica, tranquillo complemento ad una giornata immersi nella natura. Anche in questi casi i bambini possono essere invitati a condividere il piacere di sperimentare la canna da pesca, recente regalo del nonno o dello zio, e educati a “pescare”, vale a dire cercare di catturare pesci che, con l’amo in bocca, si dibattono in cerca di salvezza mentre soffocano nell’aria. Ecco: la soddisfazione dei grandi che plaudono all’impresa del pescatore in erba e lo sollecitano a misconoscere il tormento del pesce, a rispondere con gioia alla sua prolungata agonia, è implicita terribile scuola di insensibilità.

 

Un file enorme si apre poi a proposito dell’alimentazione: i genitori tendono a proporre e riproporre ai propri figli le proprie abitudini e convinzioni: è quindi “normale”, in società carniste come lo è la nostra, che i bambini vengano cresciuti mangiando animali: senza che ne abbiano la minima consapevolezza, come dimostrano le tante ricerche che affermano che, a cinque anni, la grande maggioranza di loro non è cosciente che il cibo che ha nel piatto è un animale.

 

D: Può dirci qualcosa sul documento degli psicologi in merito alle valenze antipedagogiche del circo e di altre forme di sfruttamento animale? I princìpi che sostanziano questa iniziativa e soprattutto se ha prodotto qualche visibile effetto auspicato.

 

Il documento parte proprio dalla considerazione che gli psicologi, per formazione e per dovere, hanno l’opportunità e il compito di occuparsi e preoccuparsi di formazione, di educazione, di decodificare anche i tracciati meno evidenti attraverso cui vengono trasmessi valori e contenuti: non dovrebbero quindi astenersi dal prendere in considerazione le conseguenze di atti e abitudini che , spacciati per normali, comportano invece atteggiamenti forieri di misconoscimento delle emozioni e dei sentimenti di chi si ha di fronte.

 

In questa ottica, situazioni in cui i nonumani sono costretti a sottomettersi a chi è più forte, a comportamenti che negano le loro propensioni e sono fonte di grande o grandissima sofferenza, devono essere decodificate nei loro effetti e nelle loro conseguenze sul piano educativo. E’ grave che siano invece considerate fonte di divertimento per i più piccoli, perché in questo modo va in onda un’educazione alla non empatia, empatia, che invece, giova ricordarlo, dovrebbe essere alla base dell’educazione stessa perché è competenza prosociale, fondamentale a suggerire comportamenti di rispetto, imprescindibili se si ha a cuore la formazione di società e contesti in cui l’attenzione ai diritti degli altri sia la bussola che orienta le scelte. I circhi che sfruttano animali, gli zoo, le sagre che li umiliano sono un concentrato tossico di cattiva educazione.

 

Il documento, sottoscritto da personaggi davvero illustri del panorama culturale dei giorni nostri, viene spessissimo citato e usato al fine di dare vita a riflessioni e doverosi cambiamenti: purtroppo finchè la politica si manterrà così timida davanti ai compiti che le competono, così indifferente anche al cambiamento di sensibilità che sta attraversando la nostra società, non potranno cessare queste forme di tortura sugli animali. Anche una ben diversa coscienza, che tiene lontane sempre più persone da contesti del genere, viene bypassata dai lauti contributi che governo dopo governo i nostri politici si ostinano ad elargire. Il documento degli psicologi si affianca a quello di un’altra categoria professionale, quella dei veterinari: la Federazione Veterinari Europei nel 2014 ha chiesto la fine dell’impiego di animali nei circhi, perché condizione insostenibile sulla scorta delle loro caratteristiche etologiche. In sintesi, come dicono i veterinari, gli animali non lo possono sopportare; come dicono (alcuni) psicologi la sofferenza che ne consegue getta le sue ombre lunghe anche sui fruitori bambini"

 

 

D: Lei è anche autrice di interessanti libri sui temi che stiamo affrontando. A quale dei suoi lavori editoriali è più affezionata? E quale, fra loro, riassume al meglio il messaggio che lei diffonde con rigore e serietà?

 

A.M. "Amo tanto Noi abbiamo un sogno, lo amo specularmente alle tantissime attestazioni di affetto che mi sono arrivate da chi me lo ha descritto come leva decisiva nella propria vita nello smantellare tanti meccanismi autoassolutori che siamo soliti mettere in atto nelle pratiche di vita che i nonumani sono costretti a pagare a causa nostra. Il fatto che sia stato diffuso in Messico, nell’edizione spagnola, e che ne sia stato tratto un filmato, La nostra specie, ne ha poi ampliato la risonanza.

Si è comunque ritirato un po’ sullo sfondo mentre, andando avanti a scrivere, tante altre dinamiche andavano disvelandosi anche ai miei occhi, permettendomi di arrivare a sistematizzare il discorso, a mio avviso fondamentale, della violenza con Sulla cattiva strada.

Che dire? Qualcuno mi ha mandato la foto di uno dei miei libri portato con sé in barca d’estate, per non staccarsene, qualcuno mi ha detto di tenere sempre sul comodino una copia di un altro. Insomma: mi danno molte emozioni, o forse a darmele sono i miei lettori, a cui sono affezionata come loro mi dicono di esserlo a me"

 

 

D: Dottoressa, grazie ancora per il tempo che ci ha dedicato. Può concludere con un auspicio, un annuncio, qualcosa che riassuma e riepiloghi l’estrema importanza degli argomenti trattati.

 

A.M. "Con Josè Saramago, con Anna Maria Ortese, non posso che dire che questo mondo è sbagliato, non imperfetto: sbagliato. Un’inversione di rotta è non auspicio, ma necessità profonda, perchè la sofferenza enorme, ubiquitaria, estrema, ingiusta degli animali, umani e nonumani, rende il mondo così come è indegno di essere vissuto"

 

 

Grazie ancora per la sua gentilezza. Buon lavoro e tanti in bocca al lupo per le sue attività.

Naturalmente senza che crepi nessun lupo.

 

A.M. "Lunga vita a tutti i lupi!"

 

A presto.

 

A.M. "A presto!"


http://ilbattitoanimale.over-blog.com/2017/04/educare-all-amore-verso-gli-animali-una-priorita-irrinunciabile.intervista-alla-dottoressa-annamaria-manzoni.html







A proposito di chi lavora nei macelli: intervista a Radio.veg.it



https://podcastgen.radioveg.it/media/2019-11-12_chiaro_e_scuro_01_save_movement_integrale.mp3

Nessun commento:

Posta un commento