mercoledì 19 febbraio 2020

CACCIATORI IN CLASSE: IL SONNO DELLA RAGIONE





Che Elena Donazzan (chi era costei?) passi ore a Hit Show, fiera della caccia di Vicenza, è  notizia di scarso interesse, significativa dei suoi legittimi e ingiudicabili  gusti personali; come del resto lo è la sua partecipazione al Convegno dell’Associazione Nazionale Libera Caccia: de gustibus. Che lo faccia nella sua veste di assessore veneto all’istruzione (in quota Fratelli d’Italia) è invece informazione molto meno privata, che esce dal recinto delle sue libere frequentazioni per entrare a pieno diritto nella materia politica in senso lato. Tanto più e soprattutto se a tutto questo si affiancano dichiarazioni sulla necessità di difendere l’arte (?) venatoria dai pregiudizi da cui sarebbe a suo dire assillata e di trasformarla in momento di formazione per i più giovani.  L’eco delle sue parole raggiunge in men che non si dica la sua compagna di partito Barbara Mazzali, consigliere della Regione Lombardia per volontà popolare e cacciatrice per passione, che rincara la dose e sposta il livello delle esternazioni niente meno che su un piano di progresso morale ed etico, dove  a suo dire la caccia andrebbe situata.

domenica 19 gennaio 2020

Lavorare nei macelli: : intervista a Radio.veg.it



A proposito di chi lavora nei macelli: intervista a Radio.veg.it



https://podcastgen.radioveg.it/media/2019-11-12_chiaro_e_scuro_01_save_movement_integrale.mp3

venerdì 27 dicembre 2019

SOLLECITO AL MINISTRO BELLANOVA, AD OGGI SILENTE

       


     La lettera al ministro Bellanova perchè si esprimesse in merito alle sue posizioni sulla caccia ("Mio padre era cacciatore") non ha mai avuto risposta. Il chè è già una bella dichiarazione di disinteresse per la questione animale in tutte le sue implicazioni nonchè per le richieste dei cittadini. Non esattamente quello di cui avevano bisogno gli animali umani e quelli nonumani........ 
Per dovere e senza illusioni, proviamo a sollecitare (ministro@politicheagricole.it). 
Gent. sig. Ministro,
*non abbiamo ancora ricevuto il benchè minimo riscontro alla nostra lettera aperta (che nuovamente riportiamo).
*Nessun impegno può giustificare il Suo silenzio rispetto ai temi sollevati, che richiedono il Suo coinvolgimento istituzionale, oltre a quello passionale, di cui ha già dato dimostrazione.
*La sollecitiamo pertanto a finalmente esprimersi con chiarezza, fornendoci le risposte che abbiamo chiesto, riferite al tema della caccia nelle sue interconnessioni con tutta la questione animale, ambientale, educativa, etica.
*Restando ancora in attesa, cordialmente salutiamo.*

LETTERA APERTA SULLA CACCIA AL MINISTRO BELLANOVA 28 settembre 2019



   Gent. Sig. Ministro,
abbiamo appreso dal sito dei cacciatori BigHunter* che suo padre era cacciatore.
La notizia potrebbe essere di non significativo rilievo, piccola nota autobiografica accanto a tante altre, e, in quanto tale, non degna di particolare attenzione. Certamente lo sarebbe se Lei non avesse ritenuto di farne menzione nel corso di un colloquio riservato con il presidente della Federcaccia Puglia, in un incontro del 15 settembre, vale a dire solo dieci giorni dopo l’assunzione del Suo incarico istituzionale, con un’urgenza che non può non far pensare ad una Sua innegabile privilegiata attenzione al mondo della caccia. Tutto lecito ovviamente, dal momento che la caccia è attività non solo legale, ma addirittura sostenuta da contributi statali perché riveste lo status di sport, nonostante il suo carattere indiscutibilmente violento e cruento. Ma, dal momento che il riferimento alla Sua famiglia non aveva il carattere di confidenza privata, bensì di comunicazione fatta nella Sua veste di Ministro, ne deriva la richiesta di alcuni chiarimenti.
Nello specifico, sarebbe fondamentale che lei rendesse noto quali saranno le ricadute sul Suo lavoro ministeriale della passione di Suo padre; averne usato il richiamo per dare rassicurazioni ai cacciatori (che non a caso ne sono rimasti entusiasti) preoccupa e autorizza ben più di un dubbio sull’imparzialità dei Suoi futuri interventi. Nello specifico, sarebbe doveroso che chiarisse, signor Ministro, se è o meno intenzionata a prendere in considerazione, e con quale rilevanza, almeno elementi oggettivi, già frutto di discussioni, polemiche, interrogazioni, quali

LETTERA APERTA ALLE SARDINE


Carissime sardine, è il vostro momento: giovani, belli, entusiasti, arrabbiati ma senza fiele, riuscite nel confronto a stravincere sui vostri interlocutori: loro ripetitori mai afoni di stantii slogan elettorali, voi amplificatori di ideali; tutti vi cercano e tutti vi vogliono e voi vincete facile, esentati dalla necessità di perimetrare ogni valore entro i must sanciti dall’economia. Ma nel momento magico (e irripetibile) in cui la vostra idea del mondo parla di giustizia, di nonviolenza, di inclusione, di rispetto, di rifiuto di ogni prepotenza e prevaricazione, il vostro silenzio sugli animali nonumani risuona assordante. Benchè liberi dalla necessità di un confronto diretto con allevatori, macellai, circensi, case farmaceutiche, lobbies delle armi, dei cacciatori e dei pescatori, persino botticellai, con tutti coloro, insomma, sul cui altare ogni giorno viene venduta e svenduta l’idea di un mondo più giusto verso tutti i più deboli di chiunque altro debole, siete davvero disinteressati e indifferenti verso la più grande di tutte le ingiustizie, quella ai danni degli Animali? Proprio voi, cresciuti nella consapevolezza mediatica di tutto l’orrore su cui è costruito il nostro modo di vivere, avete già risottolineato il confine fittizio tra umano e nonumano a ribadire che , oltre tale confine, ogni violenza è lecita, ogni abuso giustificabile? All’incredulità e allo sconcerto di chi non vuole crederci, sarebbe bello arrivasse da voi una risposta; una risposta in grado di fornire speranze a tutti gli Animali, a partire da quelle sardine che non dovrebbero pagare finendo in padella il prezzo della popolarità che avete loro dato.(Pubblicata su facebook il 9 dicembre 2019)

mercoledì 30 ottobre 2019

TRUMP, CANON E GLI ALTRI


     
 

   L’orrida cronaca che il presidente Trump ha fornito dell’uccisione di Al Baghdadi, infarcita di un linguaggio adatto tutt’al più ad un machismo da film western anni ‘60, per molti ma non per lui spazzato via dalla diversa narrazione che dell’epopea western offrirono film cult quali “Il piccolo grande uomo” e “Soldato blu”,  ha cercato consensi anche in  un ostentato fiero omaggio al cane soldato, autore del  “great job”, anzi autrice, dal momento che hanno svelato trattarsi di una femmina. E così Conan, soldatessa sotto copertura della Delta Force, lingua penzoloni e orecchie tese, viene caricata di responsabilità non sue in imprese umane comunque la si veda ben poco onorevoli. Il presidente deve avere avuto notizia  dell’amplificazione emotiva che sempre accompagna la vista di un cane, stranamente non scalfitta nonostante la sua presenza nelle nostre case sia estremamente comune. Nella eccitata impazienza comunicativa, il presidente americano neppure si è accorto della propria schizofrenia, denunciata  dall’uso dell’espressione “ucciso come un cane”: da una parte orgogliosa ammirazione, dall’altra disprezzo cronicizzato per i  nostri amici, che contestualmente amici non appaiono più.

La relazione con i cani, anche nel mondo occidentale, è tutt’altro che univoca: siamo in tanti a considerarli nostri compagni di vita, ma anche di lavoro, di impegno sociale e civile, come ci ricordano i luoghi che sono teatro di terremoti o altri disastri, dove la loro presenza è fondamentale, dal momento che, pur in un mondo tecnologicamente tanto avanzato, risultano insostituibili grazie al loro olfatto  e alla capacità ostinata di tollerare  addestramenti ed esercitazioni estenuanti. Non si tirano mai indietro, tanto che non sono rare le cronache che parlano di alcuni di loro  morti per stanchezza: sfiancati, pur di non disattendere gli ordini dei loro referenti, a cui riservano obbedienza totale, abnegazione assoluta.

martedì 4 giugno 2019

QUANDO IL GATTO E’ UN CLANDESTINO



       
In breve: a Gioia Tauro giorni fa un gattino viene avvistato dove non era previsto che fosse, vale a dire all'interno di una scuola, quella intitolata ad Eugenio Montale: il gattino è il primo che non vorrebbe essere lì, perché lo sente che non è il suo posto; forse è affamato, o spaventato, o disorientato; e proprio per questo salta e corre, sembra impazzito nella ricerca di una via di uscita, di una via di scampo. Niente da fare: al nemico, nemico che lui è senza sapere di esserlo,  non viene concessa l’opportunità di cedere le armi, bisogna annientarlo e, allo scopo, viene chiamato  un bidello perché, si sa,  il lavoro sporco fa comodo affidarlo alla bassa manovalanza, che’  chi è impegnato con parole, scritte e parlate,  la disdegna sempre: un po’ come succede nei mattatoi, per capirci. L’incaricato risolve la spinosa questione prendendo a bastonate il gattino fino a farlo morire, però non subito, perchè i colpi sono tanti, ma non così bene assestati da risultare risolutivi. Ed è così che l’agonia dura un bel po’, un’ora a quanto pare o giù di lì: un tempo infinito per la bestiola che si sarà sentita la vita strappata con violenza senza nemmeno riuscire a capirne la ragione, visto che, così piccolo, della crudeltà del mondo non sapeva ancora nulla né certo poteva immaginare.