“Amati,
odiati, mangiati”[1]
libro di Hal Herzog, uscito in Italia nel 2012, riecheggia fortemente nel
titolo il contemporaneo “Perché amiamo i cani, indossiamo le mucche, mangiamo i
maiali”[2]
di Melanie Joy. E in effetti analoghe sono le domande che entrambi gli autori
si pongono, alla ricerca del bandolo
della matassa intricata dei nostri comportamenti scombinati, schizofrenici,
dissociati che ci portano a trattare come un principino il nostro cane e a
lasciare con indolente indifferenza che il maiale venga scannato nel più turpe
dei modi. Pur compiendo un percorso investigativo nella psiche umana per certi
versi coincidente, i due autori, entrambi studiosi di psicologia, pervengono a conclusioni fortemente divergenti,
lei ad abbracciare uno stile di vita vegano, lui a santificare quella virtù che
per definizione sta nel mezzo e quindi a perorare il consumo di ogni prodotto di origine animale,
però in modo moderato, senza esagerare. sabato 25 giugno 2016
DAL CARNISMO AL VEGANESIMO: scelta definitiva o fase transitoria?
“Amati,
odiati, mangiati”[1]
libro di Hal Herzog, uscito in Italia nel 2012, riecheggia fortemente nel
titolo il contemporaneo “Perché amiamo i cani, indossiamo le mucche, mangiamo i
maiali”[2]
di Melanie Joy. E in effetti analoghe sono le domande che entrambi gli autori
si pongono, alla ricerca del bandolo
della matassa intricata dei nostri comportamenti scombinati, schizofrenici,
dissociati che ci portano a trattare come un principino il nostro cane e a
lasciare con indolente indifferenza che il maiale venga scannato nel più turpe
dei modi. Pur compiendo un percorso investigativo nella psiche umana per certi
versi coincidente, i due autori, entrambi studiosi di psicologia, pervengono a conclusioni fortemente divergenti,
lei ad abbracciare uno stile di vita vegano, lui a santificare quella virtù che
per definizione sta nel mezzo e quindi a perorare il consumo di ogni prodotto di origine animale,
però in modo moderato, senza esagerare. venerdì 20 maggio 2016
LAUDATO Sì Mì SIGNORE PER ALCUNE TUE CREATURE
Un
invito quindi a una distinzione tra una sorta di Pietà con la P maiuscola, che
è atteggiamento nobile, e invece una sua sottospecie, tanto gretta da offendere
addirittura la dignità altrui, che va a identificarsi con la compassione verso
gli animali, non virtù, ma difetto evidentemente da annoverare tra i vizi di
questo nostro mondo allo sbando, perché poi questa gente attaccata a cani e
gatti magari lascia sola la vicina. No, supplica papa Francesco, per favore No!
E sancisce anche un patto non scritto con l’uditorio a non cadere in questa
fuorviante deprecabile consuetudine: “D’accordo?!”
sabato 30 aprile 2016
DIVIETO D’ACCESSO NEI MATTATOI
L'ultimo lungo flash dal mondo dei macelli è un video di EssereAnimali, che riprende l'agonia, protrattasi per oltre mezz'ora, di una scrofa presa a martellate e i piccoli suinetti sottoposti ad altre variegate e creative angherie: non in qualche luogo sperduto, non per qualche azienda sconosciuta: no: in un civilissimo luogo del centro Italia in un allevamento connesso alla produzione del mai abbastanza celebrato prosciutto di Parma.
Il filmato, pressochè inguardabile per l'inaccettabile atrocità messa in onda, è l’ennesima occasione per alzare il velo su quella realtà negata e offuscata in tutto il mondo occidentale che è quella dei macelli. Realtà rimossa e nascosta dal punto di vista fisico e della sua stessa esistenza, se è vero che, nonostante l’immenso numero di animali quotidianamente mangiati (dati Fao non aggiornati) parlino di 56 miliardi di animali terrestri uccisi ogni anno) , i luoghi della loro uccisione sono molto spesso ignoti: non ne conosciamo la dislocazione e tanto meno sappiamo cosa veramente abbia luogo al loro interno. Ne intravediamo la realtà visto che ci capita di incontrare su strade e autostrade camion stipati di vitelli, mucche, maiali, cavalli: incrociamo persino il loro sguardo attraverso le barre che li imprigionano e ne sentiamo i lamenti se ci capita la malaugurata sorte di fermarci in una piazzola dove anche il loro autista si è preso una sosta. Imbarazzante allora camminare vicino a loro e cogliere l’orrore in atto nel rapido sguardo che gettiamo prima di girare di scatto la testa dall’altra parte, perché non ce la facciamo proprio ad osservarli ancora. E se l’estate è torrida o l’inverno gelido, i lamenti che udiamo sono strazianti non solo di sete e stanchezza. Da qualche parte, dobbiamo pur dircelo, stanno andando e dove se non ad essere ammazzati? Ma dove sia il posto in genere lo ignoriamo.
Il filmato, pressochè inguardabile per l'inaccettabile atrocità messa in onda, è l’ennesima occasione per alzare il velo su quella realtà negata e offuscata in tutto il mondo occidentale che è quella dei macelli. Realtà rimossa e nascosta dal punto di vista fisico e della sua stessa esistenza, se è vero che, nonostante l’immenso numero di animali quotidianamente mangiati (dati Fao non aggiornati) parlino di 56 miliardi di animali terrestri uccisi ogni anno) , i luoghi della loro uccisione sono molto spesso ignoti: non ne conosciamo la dislocazione e tanto meno sappiamo cosa veramente abbia luogo al loro interno. Ne intravediamo la realtà visto che ci capita di incontrare su strade e autostrade camion stipati di vitelli, mucche, maiali, cavalli: incrociamo persino il loro sguardo attraverso le barre che li imprigionano e ne sentiamo i lamenti se ci capita la malaugurata sorte di fermarci in una piazzola dove anche il loro autista si è preso una sosta. Imbarazzante allora camminare vicino a loro e cogliere l’orrore in atto nel rapido sguardo che gettiamo prima di girare di scatto la testa dall’altra parte, perché non ce la facciamo proprio ad osservarli ancora. E se l’estate è torrida o l’inverno gelido, i lamenti che udiamo sono strazianti non solo di sete e stanchezza. Da qualche parte, dobbiamo pur dircelo, stanno andando e dove se non ad essere ammazzati? Ma dove sia il posto in genere lo ignoriamo.
sabato 16 aprile 2016
TORI : FIESTA PER CHI?
A
volte siamo colpevoli di colpe che proprio non attengono alla tipologia delle
nostre manchevolezze, colpe che non commetteremmo mai se solo fossimo liberi di
scegliere, come quando, pacifisti nel profondo, siamo costretti a sostenere con
le nostre tasse, senza averlo mai voluto, le spese per una produzione (esorbitante) di
armi da vendere qua e là per il mondo; non meno odiosa e altrettanto insensata
è la somma che per anni abbiamo versato, quali cittadini europei, per
sovvenzionare regolarmente e lautamente (129 milioni di € ogni anno) un’istituzione
nefasta, crudele e ignobile quale è la
corrida, che il parlamento europeo ha
fino a tutto il 2015 sostenuto con un flusso di denaro pubblico, che solo
nell’ottobre scorso è stato per la prima volta interrotto dal voto finalmente
contrario di una maggioranza di deputati.
Siamo
lontanissimi dalla fine della corrida,
ma si tratta comunque di un passo importante per contenerne la diffusione, visto che, in assenza di questi
aiuti da parte dell’Europa, le municipalità, che in Spagna si scontrano per decidere se disinvestire da altri progetti
in favore della nobile causa della mattanza
pubblica dei tori, incontreranno per lo meno difficoltà a sostenerne i costi.
Al momento si stanno confrontando
animatamente i vari partiti.
domenica 20 marzo 2016
IL GRANDE AFFARE DELL’AVORIO E LA TRAGEDIA DEGLI ELEFANTI
L’avorio
è finalmente diventato politicamente scorretto e bruciarlo sulla pubblica
piazza è un modo prima di tutto per impedirne definitivamente un ulteriore
commercio, secondariamente per dare visibilità e risonanza ad una realtà,
quella dello sterminio degli elefanti, che colpevolmente tarda a entrare nella testa
e nelle coscienze della gente: richiama altresì altre cerimonie analoghe in cui
non ci si limitava a distruggere qualcosa (o qualcuno!), ma si voleva distruggere l’idea stessa, annientare, liberarsi anche dei
miasmi postumi: per secoli si sono fatti roghi di streghe, e poi si sono
bruciati libri pericolosi; ora finalmente è l’avorio, oggetto di precedenti
Ivory Crush a partire dal 1989 in Kenia, a New York, in Mozambico….: ad imporre
l’insolita cerimonia è la tragedia che
vede un numero enorme di elefanti uccisi ogni anno, in un balletto di cifre che
si misura comunque in alcuni esemplari uccisi ogni ora (!!!) , e che ci parla del
loro numero ridotto dai 27 milioni del 19° secolo agli attuali 350mila con una
previsione di estinzione nel giro di pochissimi decenni, forse anni: 2050? 2025?
sabato 30 gennaio 2016
LA GALLINA DI ALEXANDER BOETTCHER
A volte la realtà è tanto
disgustosa che persino i media, pur tanto prodighi di immagini orrifiche, si astengono
dall’esporla nella loro interezza: succede
a proposito di Alexander Boettcher, parte maschile della famosa coppia
all’acido, che occupa da tempo le cronache per essersi macchiata, secondo le
accuse, di crimini efferati e senza senso: avrebbero ustionato con l’acido
ragazzi, rei di avere avuto trascorsi sessuali con Martina Lovato, allo scopo
delirante di conseguire una sorta di purificazione da tale contaminazione . Il
prezzo pagato dalle vittime è inenarrabile: ustioni, conseguenze invalidanti,
traumi fisici e psichici pressochè insuperabili, sconvolgimento di tutto lo
stile di vita.
SULLA STELLA DI DAVID BOWIE

Sono vibrazioni dell’anima quelle che David Bowie provoca ogni volta con le note di Space Oddity, quello spazio strano in cui, nei panni di Major Tom, è andato a perdersi, in un’avventura spaziale diventata mito musicale. E oggi, che la sua natura terrena si è dissolta, la fascinazione di saperlo lassù, anzichè in grigia terra, è tale che chi dà i nomi alle stelle, ne ha vista una in cui poterlo ritrovare. Perché i miti non muoiono: alimentarli ci è necessario per immaginare l’eterno dove invece c’è il finito.
E’ bello allora saperlo per
sempre là, seduto sopra il mondo, dove the
stars look very different today, dove le stelle oggi sembrano così diverse;
non è da solo però a errare nell’universo: c’è un’altra non lontano da lui, lei
partita senza averlo deciso né mai voluto,
e condannata a vagare in uno spazio di cui non aveva mai sentito il desiderio,
perché Laika, cagnetta randagia, non chiedeva
altro che continuare a raccattare un po’ di cibo nelle strade pur fredde e inospitali di Mosca, magari insieme a qualche compagno vagabondo, tanto per vincere
la solitudine ed ingannare il gelo.
venerdì 2 ottobre 2015
PESCI LIBERI, ACQUARI VUOTI
I ricorrenti dibattiti sull’opportunità di aprire nuovi acquari e gli ampliamenti di quelli già esistenti (Cagliari....Roma....) sono l’occasione per alcune riflessioni su queste strutture e soprattutto sui loro inquilini, strutture presenti in gran numero sul territorio nazionale: dal più
antico, che è quello di Napoli, al più celebrato, quello di Genova, inaugurato
nel 1992 con la benedizione architettonica di Renzo Piano, e divenuto indiscusso polo d’attrazione della città, meta
turistica, occasione di gite, soprattutto scolastiche, ma non solo.
Gli animali, ospitati secondo la terminologia in uso, imprigionati secondo un approccio più rispettoso della realtà che
passa anche da un uso più corretto del
linguaggio, possono essere i più disparati: pesci marini, pesci d’acqua dolce,
animali provenienti da foreste pluviali, squali, delfini, tartarughe, foche,
pinguini, anfibi, rettili.
martedì 1 settembre 2015
La vivisezione di Ignazio Marino
Non c'è parola, in nessun linguaggio umano, capace di
consolare le cavie che non sanno il perchè della loro morte, Elsa Morante.

Gent. Senatore Marino,
in merito al suo intervento “Diciamo
grazie a un babbuino” a cui l’Espresso ha ritenuto di dare tanto spazio, evito
di entrare nel merito delle sue
affermazioni scientifiche, per le quali
non ho titoli, ma su cui ho comunque informazioni diverse sulla base delle
tesi, opposte alle sue, di medici e biologi antivisezionisti e autorevoli riviste scientifiche che, con
argomentazioni incalzanti, definiscono
Mi permetto invece alcune
osservazioni di tipo etico, che non solo non prescindono dal rispetto che è
dovuto alla sua persona per la forza di altre battaglie, ma a questo si
appellano. Proprio sulla base di posizioni forti da lei assunte in altri campi,
risulta in primo luogo incomprensibile il suo passivo riferimento alle regole internazionali
(“Rigorose regole internazionali vietano….”): in altre situazioni lei sostiene che, quando le regole sono
sbagliate, vanno combattute, non accettate come dogmi. Il principio di autorità
non può essere invocato o attaccato a seconda dell’utilità che ne deriva alle
proprie tesi.
Sorprendenti sono poi le sue argomentazioni del tipo abbiamo percorso
una strada sbagliata (alias: abbiamo ucciso un numero che preferiamo non
precisare di animali) ma non rinnego nulla: non rinnega nulla??? Non crede che la
leggerezza di cui si circonda esentandosi da sensi di colpa, l’ assenza di una
adeguata riflessione critica sugli errori commessi, la serena indifferenza al
dolore sordo e senza remissione degli animali
sia un ulteriore insulto al male che loro hanno dovuto subire?
E davvero è consono alla sua
natura, quella della comunicazione diretta e franca che in altre occasioni ha
mostrato, parlare di “sacrificio” animale?
Non crede sia solo auto difensivo attribuire un alone di sacralità all’uso di
animali sottoposti ai peggiori tormenti immaginabili da parte di persone incuranti
della loro sofferenza, della loro impotenza, dei loro disperati tentativi di
sottrarsi a ciò che nessuno potrebbe sopportare? Che cosa c’è di sacro in tutto
questo? Sacrificio è parola davvero
inidonea: e visto che chiamare le cose con il loro nome è doveroso se non si
vuole mistificare la realtà, vale credo la pena di ricorrere a termini più corretti: suggerirei tortura.
E che dire di quell’”eppure”, in
grado di ribaltare una tesi “Il rispetto per ogni essere vivente è un dovere,
EPPURE i test su animali….”: quindi basta una presunta necessità per scardinare
un principio etico fondamentale: è questo quello che pensa?
Ancora: a proposito delle sue
argomentazioni sulla perdita del lavoro che sarebbe indotta dallo
smantellamento dei laboratori: per analogia si sentirebbe di osteggiare la
sospensione della produzione di armi (industria italiana dal grande indotto)
dal momento che potrebbe avere analoghe
conseguenze?
Quando passa al contrattacco
accusando di mancanza di coerenza chi si oppone alla vivisezione senza
abbracciare un’alimentazione vegana, ha di certo ragione: di questo ognuno deve
rispondere a se stesso e prima ancora agli
animali che non si astiene dal mangiare: la strada è aperta e le speranze
crescono per il diffondersi di una sensibilità nuova. Ciò non toglie che
un’argomentazione che ha in sé la sua giustificazione non perde rilevanza a
causa della possibile incoerenza di chi la sostiene.
Un pietoso velo di silenzio vale
la pena di stendere, poi, su quella percentuale dell’86% di italiani che lei
riconosce contrari alla vivisezione: non
è quello della maggioranza il principio cardine della democrazia che i politici
dovrebbero rispettare?!?
In sintesi, senatore Marino,
qualunque etica che si fermi ai confini dell’umano è a mio avviso incompleta,
povera, insufficiente a definirci come rispettosi degli altri. Non diciamo perciò grazie al babbuino che lei
ha ucciso: prostriamoci se mai, per quello che può servire, a chiedergli scusa.
Annamaria Manzoni
mercoledì 15 luglio 2015
COCCODRILLI, non CROCOBURGER
“Cinturini” li chiamano i
lavoratori e i dirigenti che si occupano dell’uccisione dei coccodrilli: “cinturini”
perché in loro è questo che vedono, il prodotto della loro trasformazione in
oggetti di consumo, tanto pregiati quanto inutili. Niente di nuovo sotto il
sole: agli animali, quale che sia la specie di appartenenza, viene negata la
natura di esseri viventi, senzienti, sofferenti, belli e speciali come ogni
animale è. Il processo di reificazione comincia subito, molto prima che siano
uccisi perché è proprio questo il modo per procedere con noncuranza alla loro
eliminazione: non bisogna vedere quello
che sono, ma quello che, grazie a noi, diventeranno. Il linguaggio non è certo
neutro né casuale, che anzi dà forma al
pensiero: loro sono borse, cinture, scarpe, valigie per umani ingordi di lusso
e mai sazi: ma parlare di “cinturini” fa di più, perché è termine funzionale al
processo di offesa e denigrazione;
grandi e forti quali sono, minacciosi persino, originali nell’aspetto così
peculiare, non solo vengono ridotti e mistificati in oggetto, ma l’oggetto deve
essere piccolo, irrisorio, antitesi alla loro imponenza.
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