giovedì 26 novembre 2020

BOTTICELLE


        DOPO LA MORTE DI UN CAVALLO NEI GIARDINI DELLA REGGIA DI CASERTA

Sofferenza e morte annunciata di un cavallo dovrebbero essere sufficienti ad abolire per sempre le botticelle. Ma si sa: siamo in Italia e dal momento in cui un problema viene sollevato a quello in cui si agisce per risolverlo non bastano i tempi di una generazione, tante volte neppure di due, altre ancora di tre, bemchè il nostro parlamento, a cui spetta il compito di legiferare, sia tra i più popolati in circolazione. Ma non hanno tempo. Nel frattempo lo spettacolo in onda è di quelli che dovrebbero far riflettere: l'immagine di cavalli, immobilizzati perchè aggiogati e chiusi tra due sbarre, con lo sguardo limitato dai paraocchi, con la bocca ostruita dal morso, con le redini legate al collo, da rovesciare per segnalare il cambio direzione, e con il pesante/pesantissimo carico da trainare continua a fungere da fulgido esempio di mistificazione. Alias: viene sdoganata come normale una situazione che dovrebbe fare inorridire. Ma i turisti, i passanti, la gente comune, che ritiene di avere una mente libera e un giudizio scevro da condizionamenti, in realtà è completamente plasmata dal sistema di valori intorno. Quell'immagine, che è l'immagine di uno schiavo sottomesso, incapace di ribellione, prono al suo destino, è svincolata da qualsiasi giudizio morale, ridotta ad accessorio del panorama. Si passa davanti senza un moto di rabbia, di tristezza, di compassione: perchè la legalità sdogana la liceità, deresponsabilizza, normalizza l'inaccettabile. Orrida scuola a cielo aperto per grandi e bambini, capaci di vedere solo quello spicchio di realtà sintono ai propri desideri: un bel giro tirati dal cavallo perchè con questo caldo chi ce la fa a camminare? Lui invece è qui proprio per questo, per caricarsi della fatica che ci disturba: nessuna differenza rispetto ad un traino elettrico: di questo si parla quando si parla di reificazione del nonumano. Il rifiuto della quotidiana ingiustizia, agita non da criminali, ma dalle persone cosiddette normali, è parte essenziale del cambiamento che molti dicono di volere in direzione di un mondo pacificato. Finchè una politica inetta e autocentrata resta sorda al dolore dei più deboli, finchè le persone trovano comodo ignorare che ogni azione è frutto di scelta e comporta l'assunzione delle responsabilità conseguenti, ci limiteremo a reagire, intensamente ma brevemente, solo alle tragedie: a quella piccolina di un cavallo che muore di caldo e fatica nell'Italia del 2020, come di quella grande delle vittime del covid. Senza che nulla cambi.

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