sabato 16 maggio 2020

IL CANE E L’AGUZZINO



 
Priolo Gargallo, provincia di Siracusa, è la località dove si è consumato l’ennesimo episodio di ordinaria ferocia: un sessantenne ha legato con una catena al parafango posteriore della sua autovettura un cane e  lo ha trascinato per kilometri, per poi fermarsi  e gettare quel che restava di lui in un campo, a mo’ di spazzatura, mentre era ancora in vita: Matteo (questo il nome con cui ci si riferisce alla povera bestia) è morto poco dopo, ridotto a carne smembrata, sul tavolo del veterinario da cui era stato portato dai soccorritori.
La reazione di rabbia impotente davanti a tale scempio è acuita dalla certezza che, se due coraggiosi ragazzi non fossero stati testimoni della scena  e non avessero avuto la prontezza di  scattare foto che riprendevano anche il numero di targa dell’auto, il ritrovamento dei resti sarebbe stato giudicato immeritevole di  ulteriore indagine, perché fatto di consueta malvagità, come dimostrano i resti di tanti animali ritrovati in discariche con segni di torture, ai quali solo nel migliore dei casi fa seguito un trafiletto su qualche notiziario locale.

giovedì 16 aprile 2020

Vita e morte negli zoo: “solo quando muore, per un animale si apre la gabbia”[1]


   
 


La notizia arriva dalla Germania ed è Verena Kaspari, direttrice dello zoo di Neumunster, a darla: dati i mancati introiti causati dalla chiusura degli zoo per la pandemia in corso, dal momento che gli animali, coronavirus o no,  devono pur mangiare, si prospetta come soluzione che un certo numero di essi vengano dati in pasto ad altri, prescelti per la salvezza, che così  non moriranno di fame. La direttrice non manca di definire spiacevole la soluzione, ma, al di là dell’esternazione  di sofferti stati d’animo,  né da lei né da nessun altra autorità proviene riflessione alcuna sullo stato delle cose e la sua origine.  
Poco da stupirsi: i disastri che accompagnano il  Covid-19, per quanta apprensione suscitino per le  vittime umane (di quelle nonumane in genere si parla poco, ma per lo più niente),  non suggeriscono domande necessarie:  nello specifico  quel “Che ci faccio qui?” che ogni singolo animale dello zoo avrebbe il diritto di porre, dal luogo dove di certo non dovrebbe essere.

mercoledì 19 febbraio 2020

CACCIATORI IN CLASSE: IL SONNO DELLA RAGIONE





Che Elena Donazzan (chi era costei?) passi ore a Hit Show, fiera della caccia di Vicenza, è  notizia di scarso interesse, significativa dei suoi legittimi e ingiudicabili  gusti personali; come del resto lo è la sua partecipazione al Convegno dell’Associazione Nazionale Libera Caccia: de gustibus. Che lo faccia nella sua veste di assessore veneto all’istruzione (in quota Fratelli d’Italia) è invece informazione molto meno privata, che esce dal recinto delle sue libere frequentazioni per entrare a pieno diritto nella materia politica in senso lato. Tanto più e soprattutto se a tutto questo si affiancano dichiarazioni sulla necessità di difendere l’arte (?) venatoria dai pregiudizi da cui sarebbe a suo dire assillata e di trasformarla in momento di formazione per i più giovani.  L’eco delle sue parole raggiunge in men che non si dica la sua compagna di partito Barbara Mazzali, consigliere della Regione Lombardia per volontà popolare e cacciatrice per passione, che rincara la dose e sposta il livello delle esternazioni niente meno che su un piano di progresso morale ed etico, dove  a suo dire la caccia andrebbe situata.

domenica 19 gennaio 2020

Lavorare nei macelli: : intervista a Radio.veg.it



A proposito di chi lavora nei macelli: intervista a Radio.veg.it



https://podcastgen.radioveg.it/media/2019-11-12_chiaro_e_scuro_01_save_movement_integrale.mp3